Un momento della manifestazione di questa mattina.

C’era anche l’Androni Giocattoli Sidermec a celebrare il ricordo di Michele Scarponi questa mattina a Camerino.

“Michele ha vinto”, l’evento voluto dalla Fondazione che porta il nome del corridore tragicamente morto nel 2017 e dal Comune marchigiano, ha portato a scoprire una targa ricordo nella piazza Cavour, a due passi da dove l’aquila di Filottrano dieci anni fa esatti vinse la tappa della Tirreno-Adriatico (era la sesta di quell’edizione da Civitanova Marche a Camerino, appunto) che in pratica gli consegnò anche la classifica generale della corsa dei Due Mari.

All’appuntamento non poteva mancare Gianni Savio, il team manager di Androni Giocattoli Sidermec che dieci anni fa guidava Scarponi a quel successo con i colori dell’allora Diquigiovanni Androni Giocattoli. Sulla targa ricordo nell’angolo della piazza che con i suoi palazzi porta ancora i segni del terremoto, c’è lo Scarponi a braccia larghe in maglia Diquigiovanni Androni Giocattoli di quell’arrivo tagliato davanti a Garzelli e Basso.

Savio, che anche l’anno scorso aveva risposto all’invito della famiglia Scarponi, ha raccontato e ricordato con affetto e partecipazione il corridore e l’uomo. Il manager torinese, ospite dell’evento assieme ad un altro direttore sportivo di lungo corso come Giuseppe Martinelli che pure ha guidato Scarponi, ha riavvolto il nastro della storia per parlare di quella Tirreno e del Michele che proprio lui rilanciò. A Savio e Martinelli la famiglia Scarponi ha poi consegnato una maglia della Fondazione.

Davanti ad una folla a tratti commossa, proprio come gli interventi di tanti, c’è stato anche il tempo per vedere le immagini di quello splendido successo. Uno dei tanti di Michele, un corridore e un uomo che – lo ha confermato la giornata di oggi – ha saputo essere, con il suo sorriso e la sua voglia di scherzare, unico. Impossibile da dimenticare. Proprio l’evento-inaugurazione di Camerino ha consentito di toccare con mano, è proprio il caso di dire, come il ricordo di Michele passi sempre attraverso una naturale, infinita e struggente tristezza che come d’incanto tra gli aneddoti si permea di una leggerezza e di un’allegria fatta degli stessi tratti del suo sorriso.